a cura di Barbara Trotta
L’esperienza del congresso EFTA-RELATES 2005 raccontato da un allievo che ormai si è affezionato alla nostra rubrica.
Francesco Paolo Montalto, allievo II° anno CMTF, sede di Palermo
Partecipare al congresso EFTA-RELATES 2025 di Lione è stato per me un’esperienza intensa e ricca di stimoli, tanto sul piano professionale quanto su quello umano. Mi ha spinto la curiosità di osservare come la prospettiva sistemica viene declinata nel mondo, insieme al desiderio di fare rete e di sentirmi parte di una comunità internazionale. Per me, questo tipo di appuntamenti rappresenta l’unica “vacanza” che desidero: momenti in cui apprendimento, divertimento e condivisione si intrecciano. Avevo immaginato un congresso imponente, popolato da molti professionisti; ma trovarmi immerso in più di 1600 colleghi da ogni parte del mondo ha superato ogni aspettativa. Mi aspettavo anche un clima rigidamente formale, invece ho scoperto una realtà capace di alternare momenti solenni e ufficiali ad altri di gioco, spontaneità e socialità. Questa combinazione ha reso l’esperienza ancora più coinvolgente. Sin dalla cerimonia di apertura ho percepito l’unicità di questo evento: lo spettacolo di danza che ha inaugurato il congresso, con il suo climax ascendente e discendente, ha rotto la quarta parete coinvolgendo direttamente gli spettatori, creando un senso di partecipazione collettiva. Tra i relatori, mi hanno colpito profondamente Umberta Telfner, per la solidità e la libertà che trasmette, e Carlos Sluzki, che a 91 anni ha dimostrato come la vitalità e la leggerezza possano accompagnarsi a una carriera straordinaria. Memorabile anche il breve dibattito tra Maurizio Andolfi e Carmine Saccu, la continuazione di una divergenza iniziata cinquanta anni fa: un confronto che ha mostrato quanto alcune idee possano rimanere vive e accese nel tempo. Un altro dei momenti che porto con me è stato l’incitamento diretto di Sluzki a dedicarmi alla ricerca scientifica: mi ha consegnato parole semplici, ma potenti, che mi hanno fatto sentire parte di un orizzonte più ampio.
Tra i workshop, uno in particolare mi ha aperto nuove prospettive: quello dedicato al confronto tra la psicoterapia sistemica dei sistemi familiari interni e la DBT (Dialectical behavior therapy). Ho avuto modo di conoscere più da vicino un modello a me ancora poco familiare, che ora desidero approfondire. Un altro workshop è stato quello sulla mappa culturale del terapeuta, mi ha ricordato un lavoro che stiamo portando avanti nella mia classe di psicoterapia. Costruire la propria mappa, riconoscere i nodi culturali e identitari che influenzano la pratica clinica, è stato per me un esercizio di consapevolezza professionale e personale che consiglierei a qualunque collega. Un’altra esperienza arricchente è stata quella proposta dal collega – ora anche amico – Giovanni Giacobbe, che ha presentato un approfondimento originale sulla psicoterapia sistemica con gli animali. Non si tratta di semplice Pet Therapy, ma di un ripensamento complesso e stimolante dell’intervento sistemico, sono particolarmente curioso di leggere una sua futura pubblicazione.
L’EFTA-Relates di Lione mi ha permesso di riconoscere che una parte di me resterà, per fortuna, sempre “studente”, questo mi entusiasma, mi sento più curioso, connesso con gli altri professionisti e più consapevole delle strade che vorrei intraprendere.
Ho imparato anche un aspetto che considero fondamentale: il ruolo dello psicologo nella società. Non soltanto come clinico ma come figura professionale chiamata a farsi portavoce di valori e diritti. Le discussioni in assemblea mi hanno fatto riflettere su quanto sia ormai insostenibile la maschera della “neutralità”, che la teoria sistemica ha da tempo messo in discussione. Ho visto come sia possibile, oggi, prendere posizione come psicologi di fronte alle violazioni dei diritti umani, senza rinunciare al rigore scientifico, ma anzi affermando con forza la responsabilità sociale della nostra professione. Dopo Lione ho potuto dare un’occhiata alle destinazioni professionali che mi piacerebbe raggiungere e sto già iniziando, più di prima, a rimboccarmi le maniche. Non vedo l’ora di partecipare al prossimo congresso. So che ci saranno nuove idee, nuove amicizie, nuove scoperte. E soprattutto, so che ogni esperienza come questa mi porta un passo più avanti, come professionista e come persona. In conclusione, un pensiero riconoscente va ai docenti e ai professionisti incontrati che con le loro parole e i loro gesti hanno saputo ispirarmi. Un grazie sincero ai colleghi, adesso amici, che hanno reso il convegno quello che è stato. Alla mia scuola di psicoterapia un ringraziamento speciale perché ha reso possibile la mia partecipazione all’evento. Esperienze come questa mi ricordano che la psicologia non è soltanto una disciplina, ma costituisce una comunità viva, capace di trasformare chi la pratica e chi la riceve. È con questo spirito che guardo al futuro, certo che ogni congresso non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio.
