di Umberta Telfener
Il Congresso Iberico di Terapia Familiare ha una lunga storia e un giornale di riferimento chiamato Mosaico. La collaborazione tra SPTF (Società Portoghese di Terapia Familiare, Presidente Ana Gomes) e FEATF (Federazione Spagnola delle Associazioni di Terapia Familiare, Presidente George Gil) – che costituisce la rete Iberica – è iniziata nel 1989 con l’idea di costituire una Confederazione. Il primo Congresso si è tenuto nel 2009 a Barcellona; poi, ogni tre/quattro anni, si è tenuto un congresso molto partecipato in cui le persone parlano indifferentemente spagnolo o portoghese, sono amiche tra loro, parte della stessa famiglia. Questa è stata l’esperienza anche dell’ultimo Congresso a cui ho partecipato, il VI Congresso Iberico nella splendida città di Porto, in Portogallo, dal 16 al 18 ottobre 2025.
Circa 700 partecipanti, professionisti attratti dal mondo ispanico e quindi anche da RELATES, la meta-società con cui l’EFTA ha organizzato l’ultimo Congresso a Lione. Molta curiosità e il piacere di stare insieme, confermati dal numero di partecipanti agli ultimi tre congressi sistemici europei: AFST in Inghilterra, Lione per EFTA-RELATES e questo.
Ho parlato della danza terapeutica e della terza rivoluzione nel nostro campo, dopo la cibernetica (il morso più significativo dato dagli umani alla mela della comprensione, secondo Bateson), dopo la cibernetica del secondo ordine (cibernetica dei sistemi osservanti, la specializzazione reciproca tra individui e sistemi, secondo Varela). Ho parlato della proposta di Varela di analizzare la co-emergenza tra mente e mondo, attraverso azioni incarnate e incorporate. La relazione terapeutica come campo corporeo condiviso in cui dimensioni affettive e percettive operano in profondità, non accessibili al solo linguaggio
Tra i membri dell’EFTA, Joana Sequeira ha tenuto una presentazione molto attuale sull’evoluzione del concetto di curiosità. Ha citato tra gli altri Letendre & Lawfford 2024, Gilson et al. 2021, Young 2024 rispetto alla curiosità culturale; Margareth Wheatley (2002), la disponibilità a venir disturbati; Brewer & Giommi 2025 per la curiosità corporale; Bobek et al. 2024 per la curiosità non giudicante. C’erano poi Annette Kreutz sulle nuove tendenze nella terapia di coppia; Teresa Moratalla sui dialoghi multiculturali; Juan Antonio Abeijon sulla comunicazione legata alla dipendenza. Nessun italiano oltre a me.
Cosa mi ha colpito di questo evento decisamente coinvolgente? Ogni panel era composto da relatori portoghesi e spagnoli; la marcata ed esplicita tendenza a cogliere gli aspetti politici e sociali (ogni volta che veniva menzionata Gaza i partecipanti applaudivano). Gli interventi erano piuttosto “politici” e non riguardavano solo la psicoterapia. Come troppo spesso nei nostri congressi, non c’era abbastanza spazio per la voce del pubblico, ma tutti hanno partecipato con rispetto, curiosi di ascoltare; i partecipanti erano poi disponibili a partecipare ai giochi di ruolo ogni volta che ce n’era la possibilità. “Ci fai ballare?” mi ha chiesto più di un partecipante, dato che questo era il titolo della mia presentazione, lasciandomi combattuta tra il desiderio di trasmettere i miei contenuti e la sfida di organizzare un’esperienza piacevole (chi mi conosce sa che ha vinto la prima sfida rispetto alla quale mi sono poi pentita).
Sembra che il mondo sistemico sia ancora diviso tra anglofoni e ispanofoni/portoghesi, lo sforzo di riunire le due realtà potrebbe rappresentare un valore aggiunto. I legami tra la rete iberica e l’EFTA devono rafforzarsi, speriamo attraverso contatti professionali e attraverso la Federazione Mondiale che stiamo cercando di creare. Forse anche accettando nuovi membri e Istituti ispanofoni nell’EFTA!
