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EFTA-RELATES, Lione 2025: Confluenze e Controversie nella Pratica, nella Teoria e nella Ricerca Sistemica

di Cinthe Lemmens
Il Congresso ci ha invitato a praticare proprio lì: nello spazio ambiguo tra divergenza e unità. A trovarci, a connetterci, e allo stesso tempo ad avere il coraggio di differenziarci...
Rivista Connessioni 28 Settembre 2025 5 min read

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di Cinthe Lemmens

Cinthe Lemmens lavora come terapeuta sistemica in Belgio. È membro del consiglio della BVRGS, Associazione Belga per la Terapia Relazionale e Familiare e la Consulenza Sistemica, fa parte del consiglio EFTA/NFTO e del gruppo di lavoro su Giustizia Sociale e Pensiero Sistemico all’interno di EFTA. Lavora inoltre come formatrice freelance, è membro del comitato editoriale della rivista Systeemtherapie, del collettivo Systemic Voices for Peace, e co-fondatrice di Metaloog, una rete di conoscenza per le pratiche sistemiche.

27–30 agosto 2025, Lione, Francia

Fiumi e Incroci

Lione è una città che vive di incroci. Dove il Rodano e la Senna si incontrano, il paesaggio viene costantemente rimodellato. I fiumi dividono la città, eppure allo stesso tempo la uniscono: l’acqua come confine e come connessione, come separazione e come confluenza.
Questa immagine mi è rimasta impressa durante i miei giorni a Lione, durante il congresso EFTA-Relates. Una città di attraversamenti, così come lo è stato anche il Congresso stesso: incontri di persone e storie, di ricerca e pratica, di teoria e improvvisazione, d’Europa e America Latina, di controversie e confluenze.
Il tema – “Confluenze e Controversie nella Pratica, nella Teoria e nella Ricerca Sistemica” –ha trovato in questo ambiente una concreta incarnazione. Proprio come i fiumi cercano dapprima il proprio corso, con forza e resistenza, e poi confluiscono in un corso più ampio, così anche noi terapeuti sistemici ci siamo mossi in un mondo allo stesso tempo fratturato e interconnesso.
Come i fiumi che dividono e collegano la città, l’ambiente stesso del Convegno ci ha aiutato a vivere il tema proposto. Abbiamo attraversato la città insieme, in autobus e a piedi, abbiamo mangiato e danzato insieme, ci siamo persi e ritrovati. Non è stato un evento chiuso su se stesso, ma un processo vivente che si estendeva nella città stessa: un sistema dentro altri sistemi – aperto, fluido, organico, in movimento.

Controversie e Connessioni

Oggi non mancano certo le controversie. Clima, migrazione, disuguaglianze sociali, guerre, tensioni politiche – scorrono come correnti turbolente nel nostro mondo condiviso. A volte ci dividono, facendoci irrigidire in polarizzazioni. Eppure esistono anche luoghi dove emergono confluenze inattese, dove differenza e connessione amplificano il fluire.
Il Congresso ci ha invitato a praticare proprio lì: nello spazio ambiguo tra divergenza e unità. A trovarci, a connetterci, e allo stesso tempo ad avere il coraggio di differenziarci. Perché, come ci ha insegnato Gregory Bateson: l’informazione è la differenza che fa la differenza.
Arrivando a Lione, portavo con me un’inquietudine silenziosa, una domanda. L’organizzazione – EFTA e RELATES – avrebbe avuto il coraggio di presentificare il caos e gli orrori che imperversano nel mondo che ci circonda: i molti volti della crisi epistemologica, il pericolo della dicotomia e della scissione – io e te, io e il mio ambiente, io e l’altro? Viviamo in tempi di poli-crisi: clima, migrazione, genocidi, guerre. Mi chiedevo se, e come, questo sarebbe stato riconosciuto.
Ma già dal primo giorno mi sono sentita rassicurata. L’apertura di Vassilis Charalambopoulose dei suoi colleghi – che hanno eseguito Fragile di Sting accompagnata da immagini di attualità, –mi ha profondamente commossa. Era come se la musica stessa intrecciasse la nostra fragilità e la nostra forza, il nostro dolore e la nostra speranza – come fiumi che trovano la loro confluenza.
Poi è arrivata la lezione di Umberta Telfener sull’attivismo e il pensiero sistemico – brillante, essenziale. Ci ha invitato a diventare attivisti, a permetterci di sentire la vulnerabilità così come fanno i nostri clienti, e a comprendere i nostri atti e le nostre posizioni terapeutiche come gesti etici, estetici e politici.
Così è iniziato il congresso, e ho potuto davvero entrarci – non solo con la mente, ma anche con il cuore. Mi sono sentita portata, come l’acqua, nel flusso di un sistema vivente.

Magnitudo e Caos: un Intreccio di Mondi

Con oltre 1.600 partecipanti da 66 paesi e più di 500 contributi, il congresso è stato immenso e riccamente vario. È stato organizzato da EFTA in collaborazione con RELATES – Red Europea y Latinoamericana de Escuelas Sistémicas. L’abbondanza di prospettive e pratiche era garantita.
Non solo le persone e le nazionalità hanno portato diversità – anche le presentazioni stesse hanno offerto una varietà di contenuti e forme. La ricerca ha incontrato la pratica, e la teoria si è intrecciata con l’esperienza vissuta. Abbiamo discusso di standard formativi, di supervisione sistemica e di giustizia sociale. Abbiamo ripercorso i profondi e consolidati alvei epistemologici, esplorando al contempo nuovi corsi di approcci e movimenti terapeutici. A volte è sembrato di bere vino vecchio da bottiglie nuove, altre volte vino nuovo da bottiglie vecchie – correnti che si intrecciano, si rinnovano e rimodellano il flusso del nostro campo.
I format sono stati altrettanto vari: workshop, tavole rotonde, simposi, discussioni, poster session, discussioni di casi clinici, video-consultazioni — e perfino danza. Eppure avevano tutti una cosa in comune: erano interattivi. Ogni contributo aveva attraversato un’accurata preparazione e selezione nella fase di abstract. Il risultato: nessuna lezione statica ex cathedra, ma momenti di apprendimento vivi e partecipativi.
Con quell’abbondanza è arrivato inevitabilmente anche il caos. Eppure l’organizzazione si è dimostrata eccellente. L’agenda online, l’app per il cellulare e i regolari aggiornamenti via e-mail hanno reso l’esperienza gestibile. Nella moltitudine ho trovato incontri inattesi, conversazioni spontanee, piccole scoperte.
L’apprendimento non è avvenuto solo nei workshop, ma altrettanto negli spazi tra di essi. Il congresso è stato un laboratorio vivente di apprendimento di secondo ordine – imparare in e da un nuovo contesto, insieme.
Ciò che ha reso davvero speciale questo congresso è che è diventato un luogo dove i mondi si sono intrecciati. Donna Haraway parla di worlding: un processo in cui persone, luoghi, relazioni, idee e pratiche si plasmano a vicenda in tempo reale. Ed è stato esattamente ciò che ho vissuto.
I colleghi sono diventati amici. La ricerca è diventata racconto. Gli spazi sono diventati luoghi di significato. E le differenze – tra lingue, tradizioni, stili – sono diventate fonti di apprendimento.

Riflessione Personale

Per me questo è stato il terzo congresso EFTA, e ancora una volta un processo di apprendimento profondo. Ho imparato che il caos non è qualcosa da evitare, ma un terreno necessario per la scoperta – qualcosa da accogliere. Che l’apprendimento non sta solo nei contenuti delle presentazioni, ma soprattutto negli incontri che le circondano. Che l’apprendimento di secondo ordine ci invita a scoprire noi stessi e gli altri in nuovi contesti.
Ritorno a casa sentendomi grata: per i tanti incontri e conversazioni. Intendo seguirel’ispirazione che è derivata dal Convegno, quella di continuare a costruire un campo riflessivo in costante movimento. Proprio come il Rodano e la Senna continuano a scorrere e a confluire, così anche noi continueremo a muoverci, a connetterci e a trasformarci. Perché il congresso non è stato solo un evento, ma un intreccio di mondi.

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Tags: convegni EFTA Relates

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