Il volume L’esperienza è la causa, il mondo è la conseguenza apre la collana I Quaderni di Connessioni con cui parte l’attività delle Edizioni del Centro Milanese di Terapia della Famiglia.
È curato da Massimo Giuliani e contiene quattro interviste con maestri dell’epistemologia e un saggio importante: le une e l’altro tratti dalle annate passate di Connessioni.
Cartaceo e e-book qui.
Indice
Introduzione. Rivoluzioni di rivoluzioni di Massimo Giuliani
Prima parte: quattro conversazioni
Emozioni e linguaggio. Intervista a Humberto Maturana di Gabriela Gaspari, Paolo Bertrando, Paola M. Fiocco, Patrizia Foscarini, Rosa M. Palvarini, Jacqueline Pereira
Obiezioni di un anarchico. Intervista a Paul K. Feyerabend di Anna Lisa Tota
Culture e monocolture. Intervista a Mary Catherine Bateson di Gianluca Ganda
“Il mondo non ha oggetti”. Intervista a Heinz von Foerster di Umberta Telfener
Seconda parte: un saggio
Da Bateson a Varela: il filo rosso dell’epistemologia del ‘900 di Marco Bianciardi
Introduzione. Rivoluzioni di rivoluzioni
di Massimo Giuliani
Docente del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, Direttore editoriale delle Edizioni del CMTF
Quello che hanno elaborato Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin — incorniciando nell’epistemologia costruttivista e del secondo ordine il lavoro iniziato anni addietro col primo Gruppo milanese — è stato un approccio alla terapia relazionale che in Italia e anche molto lontano dall’Italia ha cambiato il modo di vedere la clinica.
Questa è la prima uscita di una collana che raccoglie scritti dal grande archivio delle pubblicazioni del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, a cominciare da Connessioni, la rivista storica uscita in formato cartaceo e poi digitale. Materiale spesso irreperibile e perduto (io stesso nella selezione di articoli per questa uscita ho scoperto perle prezios
issime di cui si era persa la memoria).
Quando ci è venuta l’idea di assemblare libri, partendo dall’esperienza accumulata con la rivista e cominciando da una collana antologica per poi, chissà, produrre materiale originale dall’area sistemica, a tutti è parso che se c’era un momento giusto per farlo, quel momento fosse ora. Per tante ragioni era il momento di mettere idee nero su bianco, per ritrovare quella voce che un tempo è stata forte da farsi sentire in tutto il mondo.
Quello che hanno elaborato Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin incorniciando nell’epistemologia costruttivista e del secondo ordine il lavoro iniziato anni addietro col primo Gruppo milanese, è stato un approccio alla terapia relazionale che in Italia e anche molto lontano dall’Italia ha cambiato il modo di vedere la clinica. Già con Mara Selvini e Giuliana Prata avevano costruito un modo di pensare al dolore psichico che segnava un punto di non ritorno nella cura psicologica: come si fa a tornare indietro una volta che un concetto come il “paziente designato” ha riformulato in maniera così radicale il modo di leggere la sofferenza? Già questo basterebbe per affermare che la terapia sistemica, in quegli anni formidabili che culminarono con la pubblicazione di Paradosso e controparadosso, ha cambiato l’approccio alla salute mentale. Lo ha fatto mettendo al centro la relazione anziché l’individuo, eleggendo la prima come costitutiva del secondo anziché il contrario. Una vera rivoluzione.
Ma c’è dell’altro. Il bello doveva ancora arrivare. Perché il salto concettuale davvero audace arriva nel momento in cui l’osservatore, allargando sempre di più la visuale dell’oggetto, una volta che ha scoperto le relazioni, una volta che ha scoperto il contesto, anche quello culturale e sociale, trova — chi si vede! — se stesso che guarda! Si scopre insomma, dentro fino al collo nel sistema che sta osservando. È il momento in cui la sistemica e il terapeuta dicono qualcosa su di sé, sulla sua propria storia: come si può capire, è questo che ha davvero conseguenze inaudite.
Ma questa è storia, e la conosciamo. Andava accennata giusto per dire che da questa storia parte questa collana, col volume che state sfogliando (fisicamente se avete quello di carta, metaforicamente se avete l’e-book). Troverete una piccola selezione di interviste e scritti sull’epistemologia, scelti perché fanno parte della nostra storia. Perché hanno a che fare con le idee che hanno dato forma alla teoria dell’osservatore che pratichiamo nei nostri setting, o perché (vedi l’intervista a Feyerabend) erano tesori conservati nell’archivio di Connessioni: senza l’intenzione di appropriarci di pensieri e di studiosi che magari non condividono le nostre premesse (da quell’intervista, per esempio, si vede come Feyerabend e von Foerster non giocassero, come dire?, sullo stesso campo), ma seguendo le tracce di una curiosità indomabile nei confronti di chiunque sia portatore di un pensiero vivace e critico.
Fra gli Autori dei contributi che ripubblichiamo in questo volumetto qualcuno non è più fra noi: rileggere le loro pagine è anche un modo per ricordare persone con cui abbiamo condiviso per molto o per breve tempo un tratto di strada. Nelle pagine che seguono c’è Gabriela Gaspari, a lungo Didatta della Scuola, clinica di grande sensibilità che ha sempre lasciato una traccia profonda nei colleghi che le sono stati allievi; e c’è Paola Maria Fiocco: la compilazione di questo quaderno ci ha dato la gradita occasione di ricostruire le tracce del suo proficuo passaggio nella Scuola.
