Caro Gianfranco, ti scrivo è la seconda uscita della collana I Quaderni di Connessioni delle Edizioni del Centro Milanese di Terapia della Famiglia.
Curato da Walter Troielli, prende spunto dall’omonima rubrica di Connessioni. Include alcuni ricordi di colleghi e allievi e due articoli del maestro, ancora una volta dalle annate passate di Connessioni.
E-book qui, il cartaceo all’inizio di dicembre.
Indice
Introduzione. Caro Gianfranco ti scrivo per dirti che… ti abbiamo scritto, di nuovo di Walter Troielli
Prima parte: Caro Gianfranco, ti scrivo
Per un uomo di Tiziano Apolloni
Indimenticabili! Ricordi molto personali di Gianfranco Cecchin (e Luigi Boscolo) di Gianmarco Manfrida
Il mio Cecchin di Valeria Fassi
Cecchin: curiosità e pensiero divergente di Laura Fruggeri
Lo sguardo vispo e buono di Marco Bianciardi
Impossibile dimenticare di Andrea Mosconi
Cecchin, “quello basso con gli occhi che brillano” di Marilena Tettamanzi
Me lo ricordo così di Umberta Telfener
Capire il secondo ordine di Massimo Giuliani
Tra Guccini e Dumas di Walter Troielli
Senza risposta di Igino Bozzetto
Due parti di un unicum di Enrico Cazzaniga
Un medico dal cuore grande di Fabio Sbattella
Quanti modi di stare al mondo di Elena Patris
Ricordi con le mani grosse di Beppe Pasini
Ognuno ha la sua storia da raccontare con Gianfranco di Riccardo Canova
Catturare un pezzo del tuo pensiero di Gianluca Ganda
Un ricordo di Gianfranco Cecchin di Vincenzo De Bustis Ficarola
Pensando a Gianfranco di Cinzia Giordano
Seconda parte: Due scritti
Il training al Centro Milanese di Terapia della Famiglia di Gianfranco Cecchin
Ci relazioniamo dunque siamo. Curiosità e trappole dell’osservatore di Gianfranco Cecchin
Introduzione. Caro Gianfranco ti scrivo per dirti che… ti abbiamo scritto, di nuovo
di Walter Troielli
La prima volta lo abbiamo fatto nel 2024, a vent’anni dalla scomparsa di Gianfranco Cecchin. L’idea di una piccola rubrica “narrativa”, fatta di ricordi rapidi, impressioni del cuore, memorie del lavoro nasce in una riunione della Redazione di Connessioni. Mi punge vaghezza di proporre quest’idea perché negli anni il tema del ricordo, del “serbare memoria” è diventato sempre più centrale per me sia sul lato umano che su quello terapeutico e professionale. La proposta viene accolta e così insieme a Gianluca Ganda, autore di un bellissimo libro “su” Cecchin, mi metto a contattare colleghi presenti e passati, che in qualche modo abbiano avuto un incontro con Cecchin e potessero regalare una riflessione o un pensiero su quell’incontro, con la “sfida” di farlo ad anni di distanza. Hanno risposto in molti e ognuno ha portato un pezzo di memoria, uno sguardo sul passato, un’apertura a un tempo che fu e che ha posto le basi per il tempo che sarebbe stato e che è ancora oggi.
Così, in occasione della serata organizzata con i colleghi della SIRTS che hanno dedicato, a loro volta, un numero dei loro Quaderni a Cecchin, abbiamo pensato di ampliare l’idea originale.
Siamo tornati quindi a scrivere ancora a Gianfranco, chiedendo a chi se la sentisse di aggiungere il proprio contributo. Sono arrivati così nuovi scritti, quasi “haiku sistemici” che a diverso titolo testimoniano l’indelebile impronta lasciata da Cecchin nel mondo sistemico e nel cuore delle persone che lo hanno incontrato.
In apertura di questo piccolo volume — che uscirà prima in digitale a cavallo dell’evento, e poi cartaceo — troverete in modo circolare “Per un Uomo”, quello che fu l’Editoriale a firma di Tiziano Apolloni del numero 16 di Connessioni del 2005, il primo uscito dopo la scomparsa di Cecchin. Ringrazio Tiziano per la disponibilità e la prontezza con cui ci ha invitato a riprendere proprio quel suo scritto.
A lui si è aggiunto il ricordo di Gianmarco Manfrida, che a sua volta ci ha consegnato l’adattamento di un ricordo che aveva preparato per un intervento al Convegno ISCRA del 2024; a Gianmarco va un ringraziamento particolare da parte mia per l’umanità e l’entusiasmo dimostrati quando è stato contattato.
Abbiamo uno scritto di Valeria Fassi, anche lei pioniera del mondo sistemico in Italia, che ha lavorato a stretto contatto con Cecchin.
Laura Fruggeri si è attivata prontamente e ha regalato una piccola perla di memoria e affetto che ho trovato molto toccante e umana. Grazie.
C’è poi uno scritto di Marco Bianciardi che si è fatto trovare prontissimo a ricordare Gianfranco. Oltretutto (per fortuna sua Marco non lo ricorda) io ho fatto il colloquio di “ammissione” per il CMTF proprio con lui; ero emozionato e intimorito e ricordo, nel suo aplomb invidiabile, quando mi chiese perché “il CMTF mi avrebbe dovuto scegliere” (o una cosa simile, insomma). Risposi la verità, che volevo fare quella scuola che avevo conosciuto attraverso i colleghi in tirocinio post-lauream (praticamente roba preistorica oggi) e che per essere lì avevo rinunciato ad un’altra scuola sistemica che mi aveva già “preso”. Ricordo che alzò un sopracciglio, con un movimento quasi impercettibile del capo; forse era sorpresa, forse pensava fossi pazzo. Però oggi sono qui, a scrivere con lui e altri in memoria di uno dei fondatori del CMTF.
Beh, sono emozionato, e non è retorica.
Andrea Mosconi, figura storica del CMTF e direttore oggi del Centro Padovano di Terapia della famiglia, ci manda uno scritto dove spiccano le “parole chiave” legate per lui al ricordo di Cecchin; sembra quasi una sorta di “Ipotizzazione, circolarità e neutralità” della memoria, anni dopo l’uscita di quel fondamentale articolo.
Marilena Tettamanzi ci parla con gli occhi ancora lucidi dell’allieva che fu. Il suo Gianfranco Cecchin è “il maestro che sta dietro agli allievi” e che se ne va lasciando sbigottiti tutti quanti. Ma le idee dell’Uomo restano e si diffondono accompagnate e sorrette dall’affetto che tutti hanno, ancora, per lui.
Questi sono gli “ultimi arrivati” in ordine cronologico. Accanto a loro ci sono gli scritti, pubblicati online lo scorso anno sfruttando il formato snello di Connessioni Web a diversi intervalli di tempo; troverete in disordine sparso, Cazzaniga, De Bustis, Telfener, Giuliani, Ganda, Patris, Bozzetto, Giordano, Canova, Pasini, Sbattella; tutti nomi bellissimi e portatori di pensieri altrettanto belli che rappresentano almeno trent’anni di storia del CMTF.
Non solo le indicazioni date relative alla forma degli interventi sono state interpretate in modo più o meno irriverente dai vari autori, e questo è comprensibile parlando di Cecchin. Ma soprattutto, a volte i contributi richiesti erano già custoditi in qualche cassetto, compilati per qualche altra occasione o per raccogliere i propri pensieri. Questo spiega la variabilità nelle dimensioni dei contributi, che abbiamo scelto, dopo una riflessione, di tenere così com’erano.
Chiudono il volume due piccole perle: un intervento di Cecchin, quasi una nota personale, uscito sul Bollettino del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, il ‘papà’ di Connessioni e l’ultimo articolo scritto da lui e pubblicato postumo sul numero 15 di Connessioni, a settembre 2004.
C’è anche un mio piccolo scritto, che Cecchin non l’ho conosciuto. Almeno di persona. Proprio così. Ironia, o irriverenza, della sorte. L’ho incontrato che usciva dal Centro, ho l’immagine sua di spalle che si mette addosso un cappotto (verdone, direi) e esce. Per non fare più rientro. È cominciata così la mia storia al CMTF.
Mai assenza fu tanto presente. Nonostante la fatica, il dispiacere per quella perdita sentita da tutti come precoce e che lasciò anche Boscolo sofferente nei tempi a venire e nonostante i dubbi su quello che “sarebbe stato se Cecchin non fosse morto”, poi mi sono ritrovato addosso il suo pensiero negli anni a seguire. Potenza degli insegnamenti e delle memorie trasmesse da chi con lui si era formato e aveva lavorato e che ha poi permesso a me e a chi è stato dopo di me al Centro, di “apprendere” Cecchin.
A questa bizzarra forma di memoria è legato anche un altro mio personale ricordo, della persona all’epoca Responsabile del servizio ASL in cui lavoravo; alla notizia della scomparsa di Gianfranco Cecchin mi prese una mattina e con la scusa di offrirmi un caffè mi portò a fare una lunghissima passeggiata per parlare con me di quanto accaduto e sostenermi nella scelta di continuare la mia formazione presso il CMTF. Quella persona, che poi sarebbe scomparsa praticamente un anno dopo, era Dario Foà che conosceva e stimava Cecchin, Boscolo e tutto il CMTF. Ma questa è un’altra storia.
Direi che ho parlato fin troppo. Grazie a chi ha scritto e a chi leggerà i vari contributi. Grazie a Massimo Giuliani, Direttore di Connessioni, a Enzo De Bustis, direttore del CMTF, ai colleghi della SIRTS, a Gianluca Ganda e a chi troverà un pezzetto del suo Cecchin nelle prossime pagine.
Caro Gianfranco, passo la parola alle persone che ti hanno scritto.
Milano, ottobre 2025
